Di Franco Floris. Negli ultimi anni, la gestione del verde pubblico ad Andora solleva diverse riflessioni e perplessità tra i cittadini. L’impressione diffusa è che vi sia un debito di attenzione da saldare nei confronti del patrimonio arboreo locale, in particolare per quanto riguarda gli alberi ad alto fusto.
L’ incuria di alcune aree emblematiche — come il Parco delle Farfalle, gli spazi esterni di Palazzo Tagliaferro e diverse aiuole cittadine — unita a un sistematico abbattimento di alberature, evidenzia la necessità di una visione d’insieme più attenta ed efficace. Che si tratti dell’area del Parco delle Farfalle o dell’ex zona Ariston, dove sia chiaro è mancata del tutto una forte regia pubblica, si percepisce chiaramente l’assenza di un indirizzo orientato alla tutela del paesaggio naturale.
Anche iniziative singolari, come la trasformazione di piante in sculture lungo la pista ciclabile — pur senza nulla togliere al pregio artistico delle opere e alla bravura dell’esecutore — lasciano aperto il dibattito: la natura stessa, nella sua forma viva e rigogliosa, rappresenta già l’opera d’arte più compiuta.
Oggi la cura del verde non risponde a criteri puramente estetici, ma costituisce una vera e propria necessità ambientale e di salute pubblica, specialmente a fronte del costante innalzamento delle temperature medie. Gli alberi ad alto fusto offrono benefici insostituibili:
Abbassano le temperature a livello microclimatico, contrastando efficacemente il fenomeno delle “isole di calore” urbane.
Producono ossigeno e fungono da filtri naturali contro le polveri sottili e l’inquinamento acustico.
Stabilizzano il terreno contribuendo alla prevenzione del dissesto idrogeologico, offrendo al contempo rifugio e nutrimento alla fauna locale.
Superata la fase della pura comunicazione di facciata, si avverte l’esigenza di risposte concrete e pianificate. È auspicabile la definizione di un vero e proprio Piano del Verde strategico per Andora, incentrato su azioni trasparenti, una gestione attenta e una visione a lungo termine:
Selezione delle specie autoctone: Inserire essenze tipiche della macchia mediterranea come lecci, pini domestici e carrubi, particolarmente resistenti al clima locale e capaci di sviluppare chiome generose.
Garantire che per ogni albero rimosso vengano messi a dimora nuovi esemplari ad alto fusto, ripristinando progressivamente il patrimonio arboreo perduto.
Progettare spazi verdi fruibili che offrano un riparo naturale dal calore estivo, migliorando la vivibilità complessiva del territorio.
Investire oggi sul verde pubblico significa garantire alla comunità una migliore qualità della vita, tutelando la salute dei cittadini e la bellezza del paesaggio. Piantare un albero e prendersene cura ci fa stare meglio; passeggiare all’ombra di un viale alberato ritempra lo spirito e dona un autentico benessere quotidiano.
