A Molini di Triora il pasticcere che fa diventare moderno il “diplomatico”

di Alberto Pezzini

Chi mangia il diplomatico – detto anche torta diplomatica – è sempre stato considerato uno un po’ demodè, un anziano a cui arridono le vecchie e buone cose di Nonna Speranza.
A me non è mai piaciuto, ad esempio.
Monoporzioni di solito inzuppate nell’alchermes con una crema a volte sopraffatta dall’alcool che ne guastava il sapore.
Poi è arrivato Alfred, un pasticciere di cui non conosco neanche la faccia.
Ha aperto la sua pasticceria a Molini di Triora e di lui non conoscevo nulla.
Un giorno mi fermo da Nanda ad Agaggio ed Eliana – la nipote storica della prima che quando non si rompe le gambe per andare a funghi la potete trovare a servire con il più grande sorriso del mondo – mi dice:per te, anzi per tua moglie ci sono questi.
Spalanca una confezione con la carta velina e appaiono delle monoporzioni di diplomatica sì ma sontuose come la città di Luxor, una piacevolezza già alla vista.
Di Eliana mi fido e quindi ne porto a casa tre per mia moglie. Quando arrivo e glieli squaderno davanti, lei si siede e comincia ad affondare il cucchiaino.
Poi dice:assaggia anche tu.
In quel momento ho scoperto una delle paste più ricche, voluttuose, avvolgenti, lussuose e lussuriose della mia vita.
Un tripudio dei sensi, dove la crema e la panna si incontrano e si fondono l’una nell’altra come un fiume nel mare o come quando si fa all’amore e tutto si riduce allo stesso respiro.
Caro Alfred, o Alfredo o come diavolo ti chiami, tu hai rivoluzionato la pasticceria con una solo pasticcino conferendogli respiro, voluttà, un senso di infinito che altri dolci non possiederanno mai. I greci chiamavano il mare anche apeiron (oltrechè thalatta):significa senza confini, senza orizzonti conosciuti.
La tua diplomatica per me è così, senza limiti. Grazie di cuore.
PS:Ho già capito che quest’estate – 2026 – sarà consacrata al diplomatico di Alfred.
Pazienza.
C’è di peggio se ci pensate.

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