Di Bruno Robello De Filippis. Ho smesso con la satira, mi attiro troppe antipatie, non sono dell’umore giusto, ma leggere delle dimissioni del presidente della Provincia di Savona ed in contemporanea dell’annuncio da parte di Sua Eccellenza Monsignor Borghetti del nuovo triennio pastorale mi ha toccato nuovamente le corde satiriche, poi devo dire la verità, a me le “dimissioni” sono sempre piaciute fin da bambino. Se la politica è l’arte del possibile, la politica provinciale di Savona è ormai diventata forse l’arte del probabile.
In queste ore assistiamo all’ennesimo terremoto istituzionale: il Presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, ha rassegnato le dimissioni con abbondante polemica al seguito. Motivo? Una miscela esplosiva tra “l’incompatibilità con la nomina a presidente dell’Interporto di Vado” e le infuocate tensioni politiche legate alle nomine per il CdA di TPL Linea.
E mentre i palazzi della politica locale si trasformano ufficialmente in rissose assemblee di condominio di periferia, da Albenga arriva una notizia che suona quasi come una profezia.
Monsignor Guglielmo Borghetti, Vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia, ha appena lanciato il nuovo Triennio Pastorale 2026-2029 dal titolo programmatico: “La gioia della comunione”. Obiettivo dichiarato? “Superare l’isolamento e costruire la sinfonia del noi”.
A questo punto la domanda sorge spontanea, irriverente ma tremendamente logica: perché non affidare direttamente a Monsignor Borghetti la reggenza della Provincia per il prossimo triennio?
Pensiamoci un attimo. Con l’attuale sistema di elezione di secondo livello, la Provincia non risponde più ai cittadini, ma ai giochi di corrente, ai manuali Cencelli locali e alle faide di partito. Se dobbiamo assistere ad un teatro di veti incrociati e nomine poltronistiche, a questo punto meglio la grazia divina.
Altro che riforma istituzionale per il ritorno al voto diretto: per pacificare la Provincia di Savona ci vorrebbe un vero e proprio miracolo. E chi meglio di un Vescovo per insegnare la “gioia della comunione” a consiglieri provinciali, sindaci e consiglieri regionali abituati a farsi lo sgambetto anche sulle nomine dei trasporti pubblici?
Con Borghetti alla reggenza, i rrr provinciali si trasformerebbero in momenti di riappacificazione ecumenica, i CdA verrebnon bero nominati per virtù teologali invece che per equilibri di partito.
Nell’attesa che qualcuno a Roma si decida a ridare la parola agli elettori per sottrarre le Province a questo clima da “lite condominiale”, facciamo una formale richiesta d’intercessione: Sua Eccellenza, faccia un sacrificio, prenda in mano Palazzo Nervi!
