Finisce l’estate, tornano i cantieri e i viaggi da incubo sull’A10

Chiunque abbia percorso l’autostrada A10 almeno una volta conosce quella sottile sensazione di rassegnazione che scatta appena superato lo svincolo di Savona in direzione Ventimiglia. Sei lì, la musica accesa, il mare alla tua sinistra che regala sprazzi di bellezza, e all’improvviso il serpentone di luci rosse frena ogni entusiasmo. Un cartello giallo sbiadito lo annuncia con gelida indifferenza: cantiere a doppio senso di marcia su carreggiata unica per i prossimi tre chilometri.
La A10 Autostrada dei Fiori è da sempre un’opera d’ingegneria audace, ma negli ultimi tempi si trasforma troppo spesso in un vero e proprio test di resistenza psicologica per chi guida. Il paesaggio ligure, stretto tra montagne a picco e mare, non concede sconti. Le gallerie si susseguono in un ritmo claustrofobico, intervallate da continui scambi di corsia che richiedono i riflessi pronti. Bastano due tir in colonna e un birillo di troppo per congelare la viabilità per chilometri. L’icubo di chi si trova bloccato non è soltanto l’attesa, ma la sensazione di immobilità temporale. Guardi il navigatore e vedi la linea rossa incupirsi, mentre l’orario stimato di arrivo slitta in avanti con tragica precisione. È qui che scatta il classico dilemma da codice stradale: tentare la fuga uscendo a Spotorno, Finale o Pietra Ligure per buttarsi sulla Statale Aurelia, oppure restare fedeli all’asfalto autostradale sperando in un miracolo? La verità è che spesso la risposta non cambia il risultato, perché la costa risponde all’unisono saturando ogni via alternativa.
In questo purgatorio su quattro ruote nasce una micro-società fatta di sguardi d’intesa tra automobilisti affiancati, sospiri rassegnati e una disperata ricerca di distrazioni. C’è chi alza il volume della radio per dimenticare dove si trova, chi studia le targhe estere dei compagni di sventura e chi giura a se stesso di lasciare a casa nel box.
Percorrere questo tratto verso il confine resta un’esperienza unica, sospesa tra scenari da cartolina e la cruda realtà della manutenzione infinita.

CONDIVIDI SU

NOTIZIE CORRELATE